Cosa c’è di sbagliato nel mondo: il diritto ai capelli lunghi delle bambine

Chesterton, nella parte finale del suo libro “Cosa c’è di sbagliato nel mondo” si lancia in un’acutissima critica della piega che stavano prendendo certe istituzioni nell’Inghilterra dei suoi tempi (e quanto sono andate avanti le cose da quel momento!), evidenziando l’assurdità del fatto che certi medici ordinassero ai genitori di famiglie povere di tagliare i capelli alle bambine con sospetto di pidocchi, mentre alle classi più agiate ciò non veniva chiesto. La cosa più grave, sottolinea l’autore, è che quei pidocchi così frequenti tra le classi lavoratrici sono frutto di una serie di ingiustizie sociali come per esempio i genitori sottopagati e sfruttati, costretti a lavorare entrambi per mangiare, con case in affitto da usurai e molto altro. Tutto ciò ha portato al completo sovvertimento dell’ordine naturale della famiglia. E’ in questo contesto che G.K. Chesterton tira le somme con una conclusione oserei dire quasi commovente e indubbiamente vera.


“Io sostengo che dobbiamo immediatamente cominciare tutto da capo, e cominciare dalla parte opposta. Comincio con i capelli della bimba. Che sono in ogni caso una cosa bella. Qualsiasi altra cosa può essere cattiva, ma l’orgoglio di una brava madre per la bellezza della propria figlia è una cosa buona. Questa è una di quelle tenerezze purissime che sono le pietre angolari di ogni epoca e razza. Se ci sono altre cose che si oppongono a ciò, queste altre cose devono sparire. Se i grandi padroni, le leggi e le scienze si oppongono a ciò, i grandi padroni, le leggi e le scienze devono sparire. Con i capelli rossi di una monella dei sobborghi io darei fuoco a tutta la civilizzazione moderna. Perché una ragazza dovrebbe poter avere i capelli lunghi, e quindi dovrebbe averli puliti; per poter avere i capelli puliti, dovrebbe avere una casa non sporca; per poter avere una casa non sporca, dovrebbe avere una madre con del tempo a disposizione; per poter avere una madre libera, non dovrebbe avere un usurario per padrone di casa; per poter avere un padrone non usuraio, ci dovrebbe essere una ridistribuzione della proprietà; perché possa esserci una ridistribuzione della proprietà, dovrà esserci una rivoluzione. Quella piccola monella con i capelli ramati, che ho appena visto trotterellare davanti a casa mia, non dovrà essere rasata o azzoppata o alterata in qualche modo; i suoi capelli non dovranno essere tagliati corti come quelli di un carcerato; no, tutti i regni della terra dovranno essere modellati e mutilati per adattarsi a lei. Lei è la sacra immagine dell’uomo; attorno a lei la fabbrica sociale vacillerà, si spaccherà e crollerà; le colonne della società tremeranno e le volte della storia si sgretoleranno, e non uno dei suoi capelli sarà toccato.”

(da “Cosa c’è di sbagliato nel mondo” di “Gilbert Keith Chesterton, Annalisa Teggi”)

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